OBESITA’

L’obesità è una sindrome caratterizzata da abnorme aumento del peso, per eccessiva formazione di adipe nel tessuto sottocutaneo.

Secondo i dati ISTAT, nel 1999 gli Italiani sovrappeso erano circa il 33,6% della popolazione, mentre gli obesi erano “soltanto” il 9,1%. Da allora ad oggi il dilagare dell’obesità non ha accennato rallentamenti, infatti i dati ISTAT del 2016 rivelano che: nella popolazione adulta (dai 18 anni in su) il 45,9% è in eccesso di peso (35,5% in sovrappeso, 10,4% obeso), mentre il 51,0% è in condizione di normopeso e il 3,1% è sottopeso.

Il dato più allarmante riguarda la diffusione del problema in Europa tra i bambini di cui l’Italia detiene, insieme alla Grecia e alla Spagna, il triste primato. Oltre un terzo dei bambini italiani di età compresa tra i sei e i nove anni è infatti in condizioni di sovrappeso o obesità (34,1%).

Per determinare la condizione di obesità o sovrappeso (ma non solo anche normopeso e sottopeso) si utilizza l’indice di massa corporea IMC (body mass index BMI). Esso è ampiamente utilizzato, anche se l’informazione ottenuta risulta incompleta non fornendo informazioni né sulla distribuzione del grasso corporeo né potendo distinguere sulla porzione di massa grassa e massa magra.

L’IMC è il valore numerico che si ottiene dividendo il peso (espresso in Kg) per il quadrato dell’altezza (espressa in metri).

Le definizioni dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) sono:

  • sovrappeso = IMC da uguale o superiore a 25 fino a 29,99

obesità = IMC uguale o superiore a 30

L’obesità sia nell’adulto che nel bambino è dovuta a vari fattori.

Rare sono le obesità su base ormonale, così come rare sono le obesità su base genetica. Molto spesso alla base dell’obesità è presente una scorretta alimentazione (nella dieta giornaliera predominano cibi ad alto cvalore energetico e con basso potere saziante) associata a scarsa attività fisica nel tempo libero, che viene occupato con svaghi prevalentemente sedentari.

Uno stile di vita sano invece necessita una dieta equilibrata accompagnata da una costante attività fisica.

L’obesità non comporta solo una minaccia diretta per la salute dell’individuo, come comorbilità frequente in numerose patologie che possono anche comportare il decesso, può anche  compromettere la qualità della vita dei soggetti che ne sono affetti. L’eccessiva sedentarietà e l’aspetto fisico non conforme agli standard estetici della società possono indurre chi soffre di obesità ad evitare momenti di socializzazione.

La partecipazione attiva del paziente e la sua adesione al percorso di cura sono determinanti per la l’efficacia del trattamento. La motivazione è determinata non solo da preoccupazioni di tipo estetico ma anche dalle emozioni negative che il paziente vive. Si possono infatti sperimentare sensazioni di malessere prima e dopo le abbuffate (quando esse sono presenti), noia, senso di solitudine, senso di vuoto. La risposta a questi stati d’animo spesso è l’assunzione di cibo.

Sono caldamente sconsigliate le “diete fai da te”, le diete restrittive che portano inevitabilmente alle ricadute nei vecchi comportamenti alimentari disfunzionali alimentando ulteriormente senso di fallimento, vergogna e bassa autostima.

Occorre rivolgersi a professionisti che prendano in carico la persona nel suo insieme, non solo proponendo una dieta ma offrendo’ un intervento più ampio con interventi di tipo nutrizionale, educativo, psicologico e medico.

Dott.ssa BENEDETTA MOSCHITTA

PSICOLOGA